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ITALIA

“È strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”

Non è un'aforisma zen, ma una considerazione di Pippo, sì, proprio lui - insieme a Topolino, noiosamente “perfettino”, e a Paperino, divertente ma esageratamente maldestro -, il componente della triade di personaggi inventati da Walt Disney: Pippo, tra parentesi, era per me il più simpatico.

Beh, se faccio ricorso a questa citazione, che per Renzi trovo più congegnale a quella di illustri filosofi, é perché sin dall'inizio del suo percorso di premier si adatta al compito che ha di fronte: non è che già Letta non ne abbia ampiamente sperimentata la validità, ma con la differenza di una maggiore consapevolezza di trovarsi in tale situazione.

Renzi, invece, forte del suo decisionismo, si sente sicuro di sconfiggere ogni insidia.

Che dire? a noi italiani penso che, fondamentalmente, non ce ne importi più di tanto dei due, presi come siamo dal desiderio, anzi, dalla necessità che qualcuno ci tiri fuori dai guai.

Che è poi la medesima logica che qualche mese fa ha gratificato di una valanga di voti Beppe Grillo: è con l'identica speranza che molti ora sono disponibili ad offrire una chance al sindaco di Firenze che sostiene d'essere in grado di distruggere quelle palle al piede che ci impediscono di riprendere il cammino.

Ma il problema è proprio questo: anche Letta sembrava ispirato dalle medesime voglie, ma è rimasto prigioniero di un regime che, terrorizzato di perdere i propri privilegi, si è messo di traverso: partiti – a cominciare dai loro dirigenti dei più diversi gradi -, burocrazia – anch'essa centro di poteri piccoli e grandi - ed operatori economici, intesi sia come banche che come imprenditori – fra i quali una parte consistente, e soprattutto quella che più conta, ha sempre trovato la strada per godere di un proprio tornaconto in un sistema poco trasparente ed in cui la concorrenza è molto spesso fittizia -.

Sintetizzando si potrebbe affermare che di lobbies in Italia ce ne sono tantissime e che sono i loro veti incrociati a paralizzare l'intero sistema.

Letta non c'è riuscito che in minima parte. Ora tocca a Renzi che però agisce in un quadro politico praticamente identico e che, con l'ambizione di voler governare per quattro anni – unica vera “novità” rispetto al suo predecessore -, ha da inventarsi una rete di accordi ancora più complicata. Ebbene, il fatto che spesso parli come se si accingesse a guidare un governo monocolore non può che suscitare perplessità.

Così diciamo che tutti, per definizione, dobbiamo fare il tifo perché ce la faccia, ma allo stato attuale si tratta soltanto di una disperata speranza visto che nessuno sa in concreto quale sia il suo programma come dimostrano i nomi che vengono ipotizzati come suoi compagni nel governo, a partire dalla scelta del futuro ministro dell'Economia: si tratta della scelta più qualificante, ma proprio per questo ci si aspetterebbe che si trattasse di una personalità dal profilo molto preciso e la ridda di candidature ventilate esprimono invece la più totale eterogeneità.

D'altra parte è questo il punto nodale, ben sintetizzato da chi ha affermato che l'agenda di Matteo Renzi sembra essere... Matteo Renzi!

La verità è quindi che proprio il fatto di un premier che duri per l'intera legislatura appare come l'aspetto più preoccupante: comunque la si giri, quello che stiamo per varare è un governo di larghe intese e quindi che può avere come sua massima aspirazione quella di affrontare l'emergenza. L'augurio è quello che sia più efficace di quelli guidati da Monti o da Letta ma non vedo i presupposti perché sappia ridisegnare il futuro del paese: le ambizioni di Renzi risultano proporzionali alle enormi opportunità dei suoi alleati di condizionarlo.

Ed a parlare non mi sento di interpretare il ruolo del gufo: conciliare il diavolo con l'acqua santa non è mai stato facile per nessuno. E lo sapeva bene Renzi quando dichiarava che il suo obiettivo era di dotare il paese di una buona legge elettorale e poi di riuscire a vincere.

Invece si è limitato a costruire il suo mandato sulla base di quei pochi voti, paragonati al corpo elettorale nel suo insieme, che l'hanno portato a prevalere nelle primarie.

Con un alta percentuale, è indubbio, ma non poco ha inciso la logica del “tanto peggio di così...”.

Sbagliata, perché, come diceva Roberto Freak Antoni, l'intelligente artista prematuramente scomparso la scorsa settimana, “si dice che una volta toccato il fondo non puoi che risalire. A me capita di cominciare a scavare”.

Come la storia del Pd insegna.

Augusto Spalletti-Panzieri

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