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Tu sei qui: Home Cultura cultura 2012 febbraio 2012 Mascagni - Musica da guardare
LIVORNO

Mascagni - Musica da guardare

Presentato al Circolo Galliano Masini l'ultimo libro di Giovanna Talà

Mascagni musica da guardare è l’ultimo libro di Giovanna Talà che testimonia, per immagini e per documenti, vent’anni di produzioni liriche a Livorno del repertorio di Mascagni per la Fondazione Goldoni.

Il libro è certamente un documento prezioso che raccoglie la testimonianza del palcoscenico lirico a Livorno dal 1991 al 2011; ma è anche un felice momento creativo che coglie immagini del teatro che è stato, che divengono, a loro volta, arte.

Perché Giovanna Talà - una lunga esperienza figurativa alle spalle, un’evidente sensibilità al teatro e a quello musicale in particolare, un linguaggio fotografico che si coniuga al bianco-nero come al colore con feconda capacità evocativa – coglie, nelle oltre 100 fotografie che propone, non solo l’immagine d’un fugace istante in scena, ma anche il respiro musicale che si fissa nei gesti, negli sguardi, nelle espressioni che l’inquadratura sottolinea con sapienza. Ecco, dunque, che il suo Mascagni può ben dirsi una “musica da guardare”.

Nel corso di un’iniziativa di Soroptimist e del Circolo Amici dell’Opera Galliano Masini che ha visto la partecipazione straordinaria del soprano Chiara Panacci e della pianista Scilla Lenzi, Angela Simini, che da anni segue il teatro musicale e la concertistica a Livorno, ha illustrato il volume, che si apre con i contributi del direttore generale della Fondazione Goldoni, Marco Bertini, e del Direttore artistico per la lirica, Alberto Paloscia, e si articola nelle sezioni I Centenari, Allestimenti/Produzioni, Contributi/Testimonianze.

I Centenari raccoglie molte immagini scattate nel corso delle produzioni che la Fondazione Goldoni, in un primo tempo ancora nelle vesti di CEL, ha prodotto per onorare il centenario dei diversi titoli mascagnani: L’Amico Fritz (1991), I Ratzau (1992), Guglielmo Ratcliff (1995), Iris (1998), Le Maschere (2001).

E dispiace che Talà non fosse già attiva in teatro nel 1990, per documentare l’allestimento di Cavalleria rusticana prodotto nel Centenario della prima dell’opera con Bruno Bartoletti a dirigere l’Orchestra Regionale Toscana. Così come non vi è testimonianza della produzione che nel 2004, in abbinamento con La vida breve di Manuel De Falla, inaugurò il Goldoni restaurato e restituito alla città, alla presenza del Presidente Ciampi. Dirigeva Massimo De Bernart che, prossimo alla morte che lo coglieva meno di tre mesi dopo, consegnò alla memoria di quel pubblico una delle più intense e dolenti letture del capolavoro mascagnano.

Vi è però – nella sezione Allestimenti/Produzioni - una bella serie di foto di scena della produzione 1997, ancora al Gran Guardia, quando Cavalleria andò in scena diretta anche in quell’occasione da Massimo De Bernart, con la regia di Marina Bianchi nell’asciutta scena disegnata da Leila Fteita.

E ancora, fra le tante foto, quelle rutilanti di colori delle Maschere del Centenario, gli intensi bianco-nero del Ratcliff, il simbolismo cromatico di Lodoletta e le immagini delle due produzioni di Iris, quella del ’98, per la regia di Lindsay Kemp, e quella del 2006, che vide la regia di Federico tizzi; immagini che mettono a confronto due straordinari talenti, profondamente diversi ma capaci ambedue d’intensa poesia.

La sezione Contributi/Testimonianze si apre con un bellissimo ancorché sintetico – ma anche questo è un pregio - saggio di Albarosa Lenzi Barontini: Pietro Mascagni e la sua città.

Vi si colgono le relazioni profonde tra la scrittura del Maestro e il carattere stesso della città ch’egli amava moltissimo, come testimonia una sua lettera ad amici, di cui Albarosa Lenzi riporta alcuni stralci: “Livorno mi è piaciuta tanto, tanto, tanto… è inutile confondersi… Livorno è la più bella città del mondo!”

Il saggio ripercorre anche i rapporti che Mascagni intessé con quanto la città esprimeva nel mondo dell’arte e della cultura e che lo videro frequentare gli artisti del gruppo dei Macchiaioli, i vari Giovanni Marradi, Targioni-Tozzetti, Sabatino Lopez e lo stesso Pascoli, allora insegnante di latino e greco al Liceo Ginnasio livornese.

Oltre al saggio, vi si raccolgono lettere (tra queste vi sono quelle di Egone Ratzenberg Ambasciatore d’Italia a Montevideo, e di Hilaire De Slagmeulder, presidente dell’Associazione Studi Mascagnani di Halle, Sassonia), dediche all’autrice e affettuosi biglietti di personaggi e artisti: Luigi Esposito, il portiere che fu compagno di Mascagni al tavolo dello scopone; Giannandrea Gavazzeni e Denia Mazzola Gavazzeni; Fiorenza Cedolins, che con affetto si firma “con affetto, sua Santuzza”; la nipote di Mascagni, Guia Farinelli; e molti altri ancora.

Dunque, Simini  ha percorso con il pubblico in sala le tappe di questo viaggio di Giovanna Talà riannodando i fili della memoria per ricostruire le vicende di cui le belle, numerose, immagini della pubblicazione sono la traccia ultima.

Un’illustrazione che s’interrompeva più volte per lasciare la parola alle pagine di Mascagni.

Chiara Panacci, mirabilmente accompagnata da Scilla Lenzi, proponeva alcuni brani tra i più popolari, da L’Amico Fritz (Son pochi fiori), da Lodoletta (Flammen perdonami), da Cavalleria Rusticana (Voi lo sapete mamma) fino alla dolente Serenata, dando prova di grande maturità vocale e artistica e di una vera vocazione d’interprete mascagnana.

Caldo successo di pubblico che ha tributato applausi alle due interpreti e che ha accolto con grande interesse quest’ultima fatica di Giovanna Talà.

Maria Torrigiani

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