Dall'aprile a shantih
Dire che il destino di un libro è incalcolabile significa forse esagerare con l’understatement, disse una volta Gore Vidal, ma forse è quanto di più vicino alla verità si possa dire sull'argomento. Il successo commerciale è solo un parametro, e il più effimero, del valore di un volume. Di certo è tra gli indicatori meno affidabili per chi, davanti a un'opera, si ponga il problema della sua capacità di resistere al passare del tempo per conquistarsi una nicchia di immortalità.
Saccheggiamo anche Arbasino, già che ci siamo, e diciamo pure che, se le vendite fossero tutto, allora MacDonald’s sarebbe il miglior ristorante del mondo. Tuttavia sul successo commerciale dei libri, almeno in vita, e specie quando se ne è l’autore o l’editore, non c’è affatto da sputare. Senza contare, e val sempre la pena di ricordarlo, che c’è successo commerciale e successo commerciale.
Quando quasi un anno fa Dall’aprile a shantih, il primo romanzo dello scrittore lucchese Michele Cecchini, ebbe l’imprimatur dalle livornesi Edizioni Erasmo, nessuno avrebbe potuto prevedere che questo strano libretto (157 pp, 14 euro) sarebbe diventato un piccolo caso editoriale. Non chi avesse letto la storia che vi si raccontava: intreccio giallo molto letterario e un po’ gaddiano che fa la spola tra la Parigi del Settecento e la Lucca dei nostri giorni, ambientato in uffici e condomini babelici popolati di personaggi sfuggenti e misteriosamente spopolati di bambini.
Un libro impegnativo, che si nega alla prima lettura ma diventa sempre più ricco, piacevole e avvincente a ogni ulteriore confronto; che chiede al lettore di farsi a sua volta investigatore, prima di tutto linguistico, e di ricomporre la traiettoria degli sguardi alla ricerca di dettagli e particolari che possano sciogliere l'enigma di fondo. Un libro che muove da un’assenza, e la colma di suoni e parole.
A questo libro strano, evidentemente candidato a una circolazione ristretta, d’essai, è capitato di venire sdoganato a sorpresa da un passaparola contagioso e trasversale, dal desiderio del suo autore di raccontarlo alla gente, di condividerlo col maggior numero di persone possibile. In tempi di marketing diffuso, in giorni in cui la pubblicità è diventata il prototipo della comunicazione interpersonale, con più messaggi nell'aria che orecchie pronte ad accoglierli, Cecchini ha radicato la promozione del suo romanzo d'esordio nello stesso desiderio che l'ha fatto sedere davanti alla tastiera del computer per scriverlo, collezionando decine di presentazioni in tutta Italia, vendite quasi porta a porta, e in questo modo arrivando passo dopo passo niente meno che a Praga, dove l'Istituto di cultura italiana l'ha voluto ospite di una rassegna dedicata alla nostra miglior letteratura emergente.
Ristampato nel giro di neanche tre mesi, Dall'aprile a shantih è diventato protagonista di una storia tutta sua, tracciando una geografia della lettura che merita sicuramente un riflessione, aggrappandosi alle ugole salmodianti degli estremi untori della letteratura e degli inesausti apologeti della fine dei tempi per ricordarci che forse non tutto è davvero perduto, a parte forse le nostre vecchie categorie, e che a volte, nel casino imperante, abbassare la voce è il modo migliore di farsi sentire (Grazie Marzullo).
Andrea Raspanti



